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8 Marzo 2013

FIOM-FIAT: GLI ELFI E LE FATE DI LANDINI

Archiviato in: Auto, IL BLOG "PERLE E PIRLATE" da candido motore, Notizie — collaboratore @ 5:51

‘La Fiat continua a scaricare la crisi e le sue scelte di investire dalle altre parti sulle lavoratrici e i lavoratori, perche’ continua a chiudere stabilimenti, continua ad abbassare i salari delle persone, e non indica una via d’uscita dalla crisi che dia una prospettiva ai lavoratori e alle produzioni dell’auto in Italia”. Cosi’ il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, commenta la firma del nuovo contratto per i lavoratori della Fiat secondo l’agenzia Adnkronos. Vivere nel mondo degli elfi e delle fate non e’ un peccato. Fino a una certa eta’. Landini non solo l’ha superata, ma ha anche un ruolo di responsabillita’ che impone onesta’ intellettuale. Ignorare in quale contesto si muove l’industria dell’auto in Europa (e non da oggi); ignorare cosa succede in molte case automobilistiche in Europa (massicce perdite finanziarie, licenziamenti, chiusure di stabilimenti, sospensioni/riduzioni delle attivita’) non rende – a dire molto ma molto poco – un buon servizio all’opinione pubblica. Inoltre, proclama Landini, “continua a chiudere stabilimenti” e “non indica una via d’uscita dalla crisi”. Gli elfi e le fate non c’entrano. Qui e’ disinformazione pura e semplice. Addio onesta’ intellettuale.

18 Febbraio 2013

LANDINI (FIOM) NON CONOSCE EXOR, L’AZIONISTA DI RIFERIMENTO DI FIAT

Archiviato in: Auto, IL BLOG "PERLE E PIRLATE" da candido motore, Notizie — cristiana @ 2:11

L’agenzia di stampa “Il Sole 24 Ore Radiocor”, con il titolo “Crisi: Landini, nel 2013 rischiano di saltare interi settori industria – “Tra i 500 maggiori gruppi al mondo l’Italia ne ha solo due” (Roma, 18 febbraio 2013), riporta la seguente “denuncia” di Maurizio Landini, segretario della Fiom, che all’assemblea dei delegati dei grandi gruppi industriali italiani “ha segnalato che nell’elenco dei 500 maggiori gruppi industriali mondiali all’Italia “ne sono rimasti solo due: Eni e Finmeccanica, non c’e’ piu’ neanche la Fiat. La Germania ne ha 20, la Gran Bretagna 13 e altrettanti la Francia, la Svizzera addirittura ne ha sei”.

Ecco come stanno le cose secondo le ultime due classifiche delle riviste americane Forbes e Fortune. La prima si basa sulla capitalizzazione di borsa e la seconda sul fatturato.

Forbes: ENI (29 posto); ENEL (75); Fiat SpA (314); Fiat Industrial (387); Finmeccanica (731)

(Fonte: http://www.forbes.com/global2000/#p_3_s_a0_All%20industries_Italy_All%20states_)

Fortune: ENI (17 posto); EXOR Group (45); Finmeccanica (443).

(Fonte: http://money.cnn.com/magazines/fortune/global500/2012/countries/Italy.html?iid=smlrr)

Che Landini non sappia chi sia Exor può non meravigliare. Impegnato come è a saltare da un banco all’altro, da un tavolo all’altro, da una trasmissione televisiva all’altra, non si deve pretendere accuratezza e precisione. Stesso discorso anche per la principale agenzia di stampa economica finanziaria italiana?

19 Novembre 2012

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Archiviato in: Auto, IL BLOG "PERLE E PIRLATE" da candido motore, Notizie — collaboratore @ 10:35

FIAT-PASSERA: MINISTRO, NON E’ ORA DI SMETTERLA?

Corrado Passera rivaleggia con gli studenti fuori corso. Quelli che (forse) studiano, (forse) si presentano alle sessioni d’esame, ma non superano le prove. Ieri, il “ministro-che-si-piace”Passera ha detto a ‘Domenica in’ su Rai1: “Noi non siamo in nessun modo soddisfatti di come la Fiat si sta comportando in termini di scelte, di investimenti. Non condividiamo, ad esempio, la scelta decisa da Fiat in momenti come questi, di ridurre gli investimenti per passare la crisi, la crisi si passa facendo gli investimenti, lo si è dimostrato a Pomigliano”. E ancora: “Il governo non è stato passivo, la Fiat è un’azienda privata e il governo rispetta le regole del gioco. L’interlocuzione che si è creata con la Fiat è molto forte, stiamo studiando dei modi per facilitare l’export delle produzioni italiane, gli stiamo addosso. Gli stiamo sopra alla grande”. Per quanto riguarda gli investimenti e I nuovi modelli, Passera studi un caso da manuale, quello di Peugeot. Appena lanciata la nuova piccola, al recente salone dell’auto di Parigi, ne ha subito ridotto, drasticamente, la produzione. E sempre a proposito di studiare, sarebbe di gran lunga meglio se Passera, invece di gigionare tra convegni e interviste televisive, mettesse fine agli studi e facesse vedere che cosa sa fare per facilitare l’export delle produzioni italiane. Fare e piantarla con gli studi da studenti fuori corso e le chiacchiere da bar sport. Un ministro (minimamente consapevole) avrebbe dovuto dare il benvenuto al recente piano presentato da Sergio Marchionne che prevede investimenti per nuovi modelli da realizzare in Italia nei segmenti “premium” con i marchi Alfa Romeo e Maserati ed ha escluso il fermo degli stabilimenti ( a differenza di altri concorrenti che, al contrario, li chiudono). Tutti ormai hanno capito che Passera cerca pretesti per la sua campagna elettorale. E’ ora di cambiare obbiettivo, di Fiat e di Marchionne si è abusato fin troppo.

5 Novembre 2012

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FAZIO, LO ZERBINOTTO DI DE BENEDETTI, L’ANTI MARCHIONNE-FIAT

Fabio Fazio deve farsi perdonare dal suo pubblico in studio, a gettone onniplaudente, un’ intervista con Sergio Marchionne. Per una matematicamente difficile da spiegare combinazione, ospita con regolare puntualità interlocutori che non si sottraggono all’ immancabile domanda su Fiat e Marchionne. Ieri era il turno di Carlo De Benedetti, saggista per i tipi della berlusconiana Einaudi. Negli a lui naturali panni di cicisbeo, Fazio ha preferito stare alla larga da ovvie domande quali, per esempio, la scelta dell’ editore del suo saggio, lo sciopero dei giornalisti del Gruppo Espresso, Repubblica, Finegil, Elemedia (nel comunicato del 26 ottobre, il comitato di redazione ha scritto: a maggior ragione, perché tali prospettive appaiono in clamoroso contrasto con l’utile di bilancio dei primi nove mesi di 26,4 milioni di euro approvato nei giorni scorsi dal Cda del Gruppo Espresso e con le recenti affermazioni del suo presidente Carlo De Benedetti: “E’ la creazione di lavoro la priorità che abbiamo davanti. Sarebbero guai se pensassimo che competitività e produzione si difendono con una anacronistica riduzione dei costi”). Lo zerbinotto ligure non ha mostrato alcuna sopresa ¬ e, dunque, si è ben guardato dal porre alcuna domanda – quando De Benedetti, dopo avere accusato Marchionne di non avere saputo prevedere la crisi che avrebbe investito il mondo dell’ auto, ha confessato di non sapere se le previsioni del cancelliere Angela Merkel («Ancora 5 anni per superare la crisi») siano corrette o meno. Ma come? L’oracolo ex di Ivrea De Benedetti non sa fare previsioni? Quanto ad accostare i nazisti a Marchionne, De Benedetti deve aver voluto battere il livello già infimo delle esternazioni di Della Valle. «Non ho mai pensato di fare politica», ha dichiarato ieri sera. E pensare (l’ambizione non ha confini) di far rientrare dalle vacanze il buon senso no? Questa sera, ospite del cicisbeo, Susanna Camusso. Altro giro, altra corsa e stessa musica anti Fiat-Marchionne.

9 Ottobre 2012

BLOG

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CHI E’ CHI?

Finalmente posso parafrasare il nome della rubrica che mi ospita per chiedervi aiuto nel trovare risposta a due domande. La prima è “Chi è chi?”: sì, mi sto chiedendo chi sia Alberto Burgio. Ammetto la mia ignoranza, non ne avevo mai sentito parlare sino ad ora. E dire che è professore ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Bologna dal 2001, ha tenuto corsi di “Storia del razzismo”, dal 2006 tiene l’insegnamento di “Immagini della razza nella letteratura scientifica”. Ha addirittura vinto nel 2008 la terza edizione del Premio “Festivalstoria” per i suoi studi sul razzismo. La seconda invece è “E che c’azzecca?”, di dipietrana memoria, con questo blog dedicato all’auto? Me lo sto chiedendo incessantemente anch’io, eppure questo brillante accademico ha dichiarato durante la puntata de “L’ultima parola” di Gianluigi Paragone di venerdì scorso 5 ottobre che “metà della capitalizzazione di Fiat sono trasferimento pubblici”.

Alla data odierna la capitalizzazione di borsa di Fiat SpA è pari a 5,4 miliardi di euro, quella di Fiat Industrial a 9,5 miliardi di euro, cioè circa 15 miliardi di euro se combinate insieme. Poiché i nostri parlamentari (ebbene sì, è stato anche deputato del Parlamento della Repubblica italiana) non hanno mai perso, almeno sino ad ora, il brutto vizio di parlare senza documentarsi adeguatamente, provo io a fare un po’ di chiarezza citando quanto l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha recentemente dichiarato: dal 2004 ad oggi, Fiat e Fiat Industrial hanno destinato all’Italia, per investimenti e attività di ricerca e sviluppo, 21 miliardi di euro. A fronte di questi, ha ricevuto agevolazioni pubbliche pari a circa 700 milioni di euro, nel rispetto delle norme italiane ed europee, ovvero poco più del 3% del totale degli investimenti. Limiterei qua la mia analisi, non disponendo di altri dati ufficiali per smentire le affermazioni del professore, lasciando a chi legge trarre le debite e ovvie conclusioni, salvo aggiungere che sarebbe interessante scoprire dal professore se il dato da lui citato includa anche eventuali finanziamenti agevolati, o ad altro titolo, che Fiat ha prima ricevuto e poi restituito, pagando gli interessi. E concludo la mia disamina: ma che “razza” di calcoli fa questo professore?

20 Settembre 2012

BLOG: I NUMERI SU FIAT E MARCHIONNE

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Laura Puppato (55 anni), consigliere regionale del Veneto, già sindaco di Montebelluna, è uno dei candidati per le primarie del Partito Democratico. Intervistata da Repubblica Tv (v. link), non poteva non parlare di Fiat e di Marchionne. Naturalmente, male. Le opinioni, anche se bizzarre, vanno rispettate. Dopo 18 minuti e 50 secondi di intervista, Puppato afferma: “Marchionne ha ricevuto – mi risulta – 80 miliardi di dollari … di euro da Obama per la Chrysler”. Sì, ha detto proprio “80 miliardi” ed ha anche sottolineato che “mi risulta”. Peccato che risulti solamente a lei e/o a chi le ha fornito informazioni totalmente sbagliate (Puppato, intervistata da Laura Pertici, anche lei impreparata, aveva davanti dei fogli verosimilmente contenenti appunti). Bastava fare anche una superficiale ricerca nei giornali di giugno 2009 per apprendere che il ministero del Tesoro americano diede alla Chrysler del dopo bancarotta (Chapter 11) in prestito 4.58 milioni di dollari. Il 24 maggio 2011, Chrysler ripagò tutto quanto aveva ricevuto sia dall’amministrazione Obama che dal governo canadese, interessi compresi, con sei anni di anticipo. Puppato, non solo fa confusione con i numeri ( ha un’agenzia di assicurazioni), anche con i fatti. Al ventesimo minuto e 37 secondi dell’intervista, Puppato afferma: “ Marchionne è andato in Germania e ha proposto alla Merkel di aprire uno stabilimento”. Non abbiamo capito se si riferisce allo stesso Marchionne, che da anni va denunciando i mali della sovracapacità produttiva in Europa. Proprio lui avrebbe proposto un nuovo stabilimento in Germania ! Impossibile! Nel 2009, Puppato non si aggiudicò un posto in Europarlamento per una manciata di voti. Il cielo sia lodato.

VEDI IL VIDEO SU WWW.REPUBBLICA.IT

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Per conoscenza: i fogli ai quali fate riferimento sono le mail scritte dai lettori del sito. Un videoforum è questo, dialogo lettori/ospite con intermediazione da studio.

Cordialmente

Laura Pertici
Repubblica Tv

10 Settembre 2012

CLINTON, LA DESTRA REPUBBLICANA E LA POLITICA ITALIANA

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“Forse perché sono cresciuto in una stagione diversa da quella attuale, ma anche se mi trovo spesso in disaccordo con i repubblicani, non ho mai odiato gli avversari come invece fa l’estrema destra che ora controlla il partito repubblicano.” Bill Clinton ha così esordito nel suo magistrale discorso al congresso dei democratici svoltosi la scorsa settimana a Charlotte. L’ex- presidente elenca i leader repubblicani con i quali ha avuto a che fare: da Eisenhower a Reagan, da Bush padre al figlio, George W. “Quando i tempi sono duri e la gente è frustrata e arrabbiata, la politica fondata sul conflitto frontale può essere utile, ma quello che è buona politica non necessariamente funziona nel mondo reale. Ciò che funziona nel mondo reale è la cooperazione” ha detto Clinton. “Purtroppo, la fazione che domina oggi il partito repubblicano non la pensa così. Il governo è sempre il nemico e il compromesso è un segno di debolezza. Nelle ultime consultazioni, la leadership repubblicana ha fatto sconfiggere due senatori rei di avere osato collaborare con i democratici su temi importanti per il futuro del paese come la sicurezza nazionale.” E non si é fermato qui Clinton: “come ha confessato il leader repubblicano al Senato, in un momento di straordinario candore, due anni prima delle elezioni, la loro priorità non era di mettere l’America di nuovo in buona salute. Bensì quella di buttar fuori Obama dalla Casa Bianca.” Leggendo questi passaggi del discorso di Clinton riferiti alla destra repubblicana americana non vengono in mente molti politici e sindacalisti italiani?

6 Settembre 2012

BRAVA CAMUSSO!

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Il leader della Cgil, Susanna Camusso, scommette, più che sulla permanenza della Fiat in Italia, “sulla necessità di portare un altro produttore” nel paese. In un’intervista al settimanale L’Espresso, la Camusso è convinta che un altro produttore riuscirebbe laddove il Lingotto non riesce. Brava, Camusso! Continui a far pubblicità negativa nei confronti di Fiat. La Camusso ricorda la storia, raccontata dal grande arabista italiano Carlo Alfonso Nallino, del marito che, per fare dispetto alla moglie, decise di tagliarsi i genitali. La Camusso recita la parte di chi finge di vivere nel mondo degli elfi e delle fate. A lei sembra sconosciuto il fatto che l’Europa dell’auto soffra anche per l’effetto della sovracapacità produttiva e che negli ultimi anni tutte le nuove fabbriche siano state costruite nell’Europa del centro-est. Peccato che la Camusso offenda la sua intelligenza con questo “”accanimento scientifico contro la Fiat” come ha detto il segretario generale della Fismic Roberto Di Maulo riferendosi a Fiom e magistratura.

5 Settembre 2012

MA PERCHE’ NON STANNO ZITTI?

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Massimo D’Alema ha bacchettato Sergio Marchionne “vomitando” una serie di scempiaggini come, per esempio “Non ha mai portato avanti un programma industriale. In Italia ci sono fior di imprenditori che fanno industria e competono nel mondo” oppure “Steve Jobs andava con i jeans ma prima aveva costruito un impero, Marchionne forse dovrebbe levarsi il maglione e mettersi la cravatta”. Ironico? Sagace? Pungente? Invitiamo pure il signor Marchionne a mettersi la cravatta, ma nel momento stesso in cui lo facciamo, chiediamo un atto di umiltà dal signor D’Alema e pretendiamo che si metta un cerotto sulla bocca sino a quando non avrà concluso qualcosa di palpabile, costruttivo e utile per la comunità, qualsivoglia essa sia. Sino a quando avremo politici di tal guisa, non abbiamo argomenti per contestare lo spread che impazza!

DIGESTIONE DIFFICILE

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Adnkronos del 4 settembre; titolo: Fiat: Romiti, il giudizio lo esprime il mercato. Per i marchi italiani “la prima cosa da fare sono macchine buone, che il mercato richiede a prezzi giusti”: su Fiat “non esprimo giudizi, il giudizio lo esprime il mercato ed e’ talmente chiaro…” Lo ha affermato Cesare Romiti, intervenendo a Sky Tg24 Economia. “In Europa c’e’ una crisi dell’auto ma – ha ricordato – ci sono case che pur in difficoltà vanno avanti lo stesso”. Romiti, di Bombrini Parodi Delfino memoria, non si lascia scappare occasione per lanciare veleno nei confronti di Sergio Marchionne. Comprensibile. Romiti parlò di qualità totale. Colto in flagrante da “Il manifesto”, entrò in crisi e la qualità (non solo quella totale) divenne un’araba fenice. In America, dove Romiti non è di casa, le vetture Chrysler ottengono riconoscimenti proprio per la loro qualità, Fiat 500 compresa. Digestione difficile per l’anziano ad della Fiat che da sempre ha privilegiato la finanza al prodotto di qualità.

29 Agosto 2012

FIAT: MALEDETTA INCERTEZZA

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“Monti: C’è incertezza politica” (Il Denaro, 23 luglio 2012); “Bonanni: Monti vuole rassicurare i mercati ma c’è incertezza ovunque” (LaPresse 23 agosto 2012); “Banche: Mediobanca, incertezza politica e’ rischio principale” (corriere.it 23 luglio 2012); “Montella, Pizza: basta politica dell’incertezza” (corriereirpinia.it 22 luglio 2012). Digitando su Google “politica e incertezza” si ottengono oltre 800 mila risultati e quelli sopra sono un microscopico esempio. Sono oltre 900mila i risultati se si digita “economia e incertezza”. Il che la dice lunga sul quadro politico, istituzionale, economico e finanziario che prevale non solo in Italia, non solo in Europa, ma anche negli altri scacchieri mondiali. Sicché è quanto meno bizzarro leggere e ascoltare gli strilli, ripetuti all’infinito, di politici (proprio loro!), sindacalisti, sindacal-politici, accademici, giornalisti che chiedono a Fiat e a Marchionne certezze, ovvero investimenti mentre il mercato dell’auto cala (non solo in Italia) e lo scenario economico è dominato dall’incertezza. Tornando a Google, i cosidetti risultati ammontano a ben oltre un milione se si digita “imprenditori chiedono certezze”. “Elementare, Watson!”, direbbe Sherlock Holmes. Evidentemente non lo è per chi finge di non guardare ciò che succede nel mondo e – bontà sua – ritiene di non essere in contraddizione quando lamenta le piaghe provocate dall’incertezza nella politica e nell’economia e, un minuto dopo, chiede certezze a Fiat.

31 Luglio 2012

LA PALLA DI CRISTALLO

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Massimo Mucchetti, continua a riproporre la vendita di Alfa Romeo a VW. Evidentemente, il clan italico anti Fiat é convinto che Alfa avrebbe uno splendido futuro nelle mani tedesche. Quando fa comodo, ci sono fior di esperti dell’industria dell’auto che affermano che il gruppo di Wolfsburg possiede molti, troppi marchi. Quando fa comodo, non si trova nulla da eccepire nell’aggiungere il marchio Alfa alla lista dei marchi del gruppo VW. Il “simbolo dell’efficienza teutonica”, come ha scritto Il Giornale, non avrebbe certo problemi, dicono. Da 30 anni la spagnola Seat fa parte della scuderia VW, doveva essere l’ antagonista dell’Alfa Romeo, per anni, la rete commerciale ha ricevuto amorevole attenzione e gli investimenti non sono certo mancati. Ma anche per “Deutschland über alles” vale il detto “non tutte le ciambelle escono col buco”? Naturalmente, questo non avverrebbe per Alfa. Il che ricorda gli orfani della vendita di Alfa a Ford, i quali fingono di avere dimenticato che, tra il 1989 e il 2000, Ford acquistò Jaguar, Aston Martin, Volvo, Land Rover. Tutte poi vendute tra il 2007 e il 2010. Naturalmente, questo non sarebbe avvenuto per un’ Alfa prodotta in Germania. Beati loro che possiedono la palla di cristallo.

28 Luglio 2012

SERGIO LUCIANO E FABBRICA ITALIA

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Su Panorama.it, Sergio Luciano non manca di prendere di mira Marchionne. Anche questa settimana, prendendo spunto da un’interpellanza del capogruppo Pd in commissione Lavoro, Cesare Damiano, che ha chiesto una verifica del governo sugli impegni di “Fabbrica Italia”, ha fatto finta di ignorare che, da quando quel progetto fu annunciato, il mercato dell’auto in Europa in generale e in Italia in particolare ha registrato cali da far tremare le vene. Mentre Opel tenta di chiudere almeno uno stabilimento in Germania, Peugeot cerca di condurre in porto la stessa operazione in Francia, Ford e Renault fanno eco a Marchionne lamentando di avere siti produttivi solo parzialmente utilizzati, Luciano si concentra su Fiat, la quale – a suo dire – dovrebbe continuare a produrre per non si sa chi e lanciare nuovi prodotti mentre gli sconti anche su nuovi prodotti della concorrenza imitano quelli tipici per le auto a fine ciclo di vita. E se non si guadagna quando un veicolo è nuovo, quando? Per l’esperto di economia della testa di Berlusconi tutto questo non lo riguarda. Sembra di ascoltare le filippiche di un altro economista dell’industria: Landini.

IL GIORNALE: AIUTATE ZACCHE’

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Marcello Zacché su “Il Giornale” di ieri ha sposato tesi care alla FIOM. Sul quotidiano di Berlusconi, ha attribuito al solo Marchionne il ragionamento secondo il quale, “i costruttori europei, per combattere la sovra capacità produttiva e svuotare i piazzali, dovrebbero … tutti tagliare”. Peccato che lo stesso “ragionamento” lo facciano anche – pubblicamente e ripetutamente – PSA, Renault, Opel-GM e Ford. Per esempio, qualche giorno fa nel report trimestrale del marchio dell’Ovale Blu è apparso il seguente commento: “I prezzi netti di vendita (in Europa, ndr) sono scesi poiché l’industria reagisce all’eccesso di capacità con un aumento degli incentivi”. Nell’erigersi a difensore di VW (definita “simbolo (continua…)

MARCHIONNE, VW E IL CORO ANTI FIAT

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Il variopinto insieme di urlatori anti Fiat e anti Marchionne si è scandalizzato e ha ulteriormente alzato i decibel degli strilli poiché l’ad di Fiat ha osato dire che VW vende le macchine a prezzi bassi, ovvero gioca un ruolo non secondario nella guerra dei prezzi in atto in Europa. Apriti cielo! Come osa offendere il “simbolo dell’efficienza teutonica”, scrive “Il Giornale”. “Attacco a dir poco grottesco”, gli fa eco l’eurodeputato della Lega Nord, Mario Borghezio. La variegata sinistra non poteva certo tacere. Ieri, tra gli altri, si sono esibiti i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, che hanno scritto:”Le ultime esternazioni di Marchionne contro la politica dei prezzi di Volkswagen rasentano il surreale “. A far saltare la banda degli strenui difensori dei lavoratori italiani, delle fabbriche italiane (che non tralascia giorno senza dire male delle auto Fiat) una dichiarazione di Marchionne pubblicata dall’International Herald tribune e dal New York Times. Cosa ha detto di così sconvolgente Marchionne tanto da spingere un porta parola di VW a chiedere la testa dell’ad di Fiat da presidente dell’associazione delle case automobilistiche europee (ACEA)? Citiamo dal quotidiano: “Mr. Marchionne and other auto executives accuse Volkswagen of exploiting the crisis to gain market share by offering aggressive discount”. Dunque non è solo Marchionne a dirlo, ci sono anche altri dirigenti di case automobilistiche a dire la stessa cosa. D’accordo, Marchionne è l’unico citato con nome e cognome, ma – vale la pena ripeterlo – non è il solo. Ma c’è di più. Il 18 luglio 2012, un analista finanziario del calibro di Max Warburton di Bernstein Research, da Londra, aveva testualmente scritto: “ VW is using super-normal Chinese profits to subsidise a price war in Europe”. Più chiaro di così l’autorevole e temuto analista non poteva essere. Già, ma chi se li fila gli analisti finanziari? Sono marziani che non valgono una cicca. E i loro rapporti non sono di casa nella gran parte delle redazioni dei giornali italiani. Roba per iniziati. Lo stesso Warburton, richiesto dall’agenzia Bloomberg di commentare quanto affermato dal porta parola di VW (“Marchionne è insopportabile come presidente dell’Acea”, “Chiediamo le sue dimissioni”; Volkswagen sta considerando la possibilità di uscire dall’Acea in seguito a quei commenti) ha risposto usando la classica ironia graffiante inglese: “VW continues to ramp up the pressure. Everyone in the industry comments on it and knows it. It may be ugly for those on the receiving end, but isn’t this how free markets are supposed to work?” Sarcastico il Mr. Warburton! Chissà se quelli di Wolfsburg gli parleranno ancora o lo metteranno in quarantena? E cosa dire dell’immarcescibile Ferdinand (continua…)

25 Luglio 2012

UN CORAGGIO DA LEONE

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Carlo De Benedetti ha un coraggio da leone. L’Ingegnere di Ivrea, come era conosciuto ai tempi della sua incursione all’Olivetti, ha pontificato su “Cercasi una politica industriale per l’Italia” su Il Sole 24 Ore del 24 luglio. Si strappa i capelli per il dolore che gli provoca “l’idea di una Fiat fuori dall’Italia”. Lui che a Corso Marconi diede un’impronta molto personale nel senso del vantaggio personale. Ma soprattutto lui che ha reso l’Olivetti una delle big mondiali del settore (o sbagliamo?), si permette di dare lezioni sull’industria dell’auto. Che coraggio e che coraggio un giornale a ospitare un pezzo del genere su quel tema specifico da un autore con quella storia. Incredibile.

20 Luglio 2012

SE ATENE PIANGE, SPARTA NON RIDE: FIAT E LE ALTRE

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Il clan degli urlatori che inveiscono, quotidianamente e, spesso, più volte al dí, contro Fiat e Marchionne indossano rigidi paraocchi. Lo prova il fatto che, mai, fanno riferimento, nei loro strilli, alle precarie condizioni del mercato dell’auto in Europa, alla guerra dei prezzi e alle critiche condizioni nelle quali versano altri costruttori. Per loro, conta solo demonizzare ­ diciamo pure sputtanare ­ Fiat e Torino. Chi non sa ­ ed è la stragrande maggioranza dei loro accoliti ­ crede che altrove siano rose e fiori. JATO, il leader mondiale nella raccolta e analisi di notizie e dati nel settore automotive, ci fa scoprire che, nel primo semestre di quest’anno, le dieci vetture più vendute in Europa hanno subito un calo del 10,4% rispetto all’analogo periodo del 2011, mentre la domanda complessiva è scesa del 6,6%. Sei modelli hanno subito una flessione superiore del 10%: Opel Astra ha registrato un meno 20,7% e Renault Clio meno 20,2%. Anche VW Golf è andata in rosso (meno 6,2%) e ancora di più VW Polo (meno 14,1%), in barba al fatto che il clan degli urlatori è in adorazione di Wolfsburg. Delle Top 10, solo due hanno registrato un aumento: Nissan Quashqai SUV e BMW serie 3. Se Atene piange, Sparta non ride. Al clan degli urlatori tutto questo non interessa. La loro missione è quella di fuorviare il prossimo. Meglio, ingannarlo.

I Top 10 in Europa ­ Gennaio-giugno 2012 – % differenza su Gennaio-giugno 2011

1. VW Golf 240,020 -6.2%

2. Opel Corsa 149,553 -13.3%

3. VW Polo 163,818 -14.1%

4. Ford Fiesta 171,605 -12.8%

5. Renault Megane 111,191 -14.7%

6. Opel Astra 129,774 -20.7%

7. Renault Clio 130,638 -20.2%

8. Ford Focus 139,108 -7.9%

9. Nissan Qashqai 114,586 +1.0%

10. BMW Serie 3 91,442 +4.9%

Fonte: JATO Dynamics

19 Luglio 2012

VADA ALL’INFERNO!

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Per ovvie ragioni, mi rivolgo a questa rubrica per proporre di istituire le mirabilia delle “pirlate”: di diritto entrerebbe l’ultima farneticazione di Giorgio Airaudo! In risposta all’annuncio della Fiat della fermata produttiva di 2 settimane allo stabilimento di Pomigliano a seguito di una domanda estremamente debole del comparto in Europa e particolarmente in Italia (il 2012 si chiuderà verosimilmente ai livelli del 1979!!!) il sindacalista ha dichiarato su Twitter che l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha sbagliato previsioni su prodotti, investimenti e durata della crisi. Ma sarà poi vero? E poi, questo Sig. Airaudo non é lo stesso che da mesi ormai sta costantemente brandendo la sua “scimitarra” contro le decisioni della Fiat, e in particolare contro Marchionne, anche per ritardare l’industrializzazione di nuovi prodotti negli stabilimenti italiani? Povero Marchionne: se non investe, é da mandare all’inferno, se investe, ci deve andare lo stesso. Se proprio lí deve andare, forse varrebbe la pena che Giorgio Airaudo lo anticipasse nell’improbabile suo viaggio…io sarei dell’idea che il Sig. Airaudo si incamminasse da subito! Sarà invece il tempo a dirci se quello sarà il posto anche per il Sig. Marchionne.

18 Luglio 2012

FIAT ALFA E VW SECONDO MUCCHETTI – MARCHIONNE E PIECH

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In Italia c’è abbondanza di due professioni: autoproclamati allenatori e direttori tecnici della nazionale e di squadre di calcio ed esperti dell’industria dell’auto. Narciso Mucchetti è un tipico esempio della seconda categoria. Un suo chiodo fisso riguarda la cessione dell’Alfa all’Audi. Secondo lui – in compagnia del clan dei soliti e vocianti noti che avversa Fiat e Marchionne – la vendita della casa del biscione a VW risolverebbe tutto. Insomma, il rilancio dell’industria dell’auto nello Stivale avverrebbe grazie a questa mossa. Forse, nel bar sport prediletto, Mucchetti non ha mai sentito una perfida battuta che circola tra fan del marchio Lamborghini secondo la quale Sant’Agata Bolognese sarebbe una fabbrica cacciavite che riceve motori e scocche, verniciate, da oltralpe. Il “mondo bancario tedesco”, presso il quale si abbevera il pontificante esperto d’auto Mucchetti, sembra non gli parli di sinergie, economie di scala e – magari – di piattaforme, motori, scocche realizzate oltralpe. Questo discorso ricorda gli orfani della vendita dell’Alfa alla Ford, i quali sorvolano sul fatto che tutte le case acquistate da Ford (Aston Martin, Jaguar, Volvo, Land Rover, Mazda) sono state vendute. Naturalmente, questo non sarebbe avvenuto per Alfa, così come, se Piëch mettesse le mani su Alfa, si guarderebbe bene dall’audizzare il Biscione. I bar sport, dove si ritrovano gli amanti delle pirlate, non soffrono la crisi.

FURIO COLOMBO E FIAT

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Furio Colombo non perde occasione per stilettare Fiat e l’attuale ad Marchionne.Di Fiat ne sa qualcosa essendone stato un dirigente di alto rango a New York. Ieri, nella rubrica delle lettere che cura per Il Fatto Quotidiano, si è esibito con alcune affermazioni da bar sport. “Invece di parlare di fabbriche, (Marchionne) parla di soldi”. E poi: “girando per il mondo, Marchionne non perde occasione per mostrare disprezzo per il lavoro italiano, e per spargere sfiducia verso i lavoratori e tra i lavoratori della sua impresa”. E ancora: “nessuno ha mai avvertito Marchionne di avere reso la sua azienda antipatica?”. Poco prima, Colombo confessa: “Non è necessario entrare nel merito di quello che dice”. Curiosa ammissione per un giornalista-scrittore. Per esempio, Colombo tace sull’investimento a Pomigliano dove si produce la Panda (Fiat è l’unica casa automobilistica che ha trasferito nell’Europa occidentale una vettura del segmento A precedentemente prodotta nell’est Europa; una mossa a dire poco temeraria, in particolare dal punto di vista economico). E che dire delle quotidiane accuse lanciate contro Fiat e Marchionne dai “soliti noti”? Tanta ripetuta veemenza crea forse simpatia? Ovviamente, non è necessario entrare nel merito. Colombo chiude la risposta alla lettera senza firma ricordando “il vecchio, efficacissimo manifesto elettorale del 1960. C’era una scritta sotto la foto di Nixon: “Comprereste un’auto usata da uno così? Infatti – sottolinea Colombo – i cittadini non hano comprato, e ha vinto Kennedy”. Tutto vero. Nove anni dopo, i cittadini mandarono Nixon alla Casa Bianca. Ancora un volta: non entriamo nel merito. Soprattutto, non parliamo di soldi. Roba da villani.

13 Luglio 2012

IL SILENZIO E’ D’ORO

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Fornero, di mattina, dice al Giornale Radio Rai: “Io credo che sia necessario convincere Marchionne che l’Italia e’ un paese nel quale vale la pena di investire, questo governo sta facendo esattamente questo lavoro”. Fornero, di pomeriggio, dice a margine di un convegno di Confcommercio (ma quanto parla il ministro del Lavoro!): “non lo (Marchionne) convincerò io, credo che lo convincerà il Paese dimostrando di essere migliore di come era in passato.” Chissà se Fornero aveva letto un breve commento siglato A. Mal. su Il Sole 24 ore intitolato “Il doppio spread del Lingotto”, che recita: “Lo spread fra i titoli italiani e quelli tedeschi è salito a 650. Seicentocinquanta? Non è un errore di stampa; il fatto è che i titoli di cui parliamo non sono Btp e Bund decennali, ma le due emissioni a quattro anni lanciate ieri rispettivamente da Fiat e Bmw, le cui cedole sono rispettivamente del 7,75% e dell’1,25 per cento. È vero che il titolo Fiat scade tre mesi dopo e che Bmw ha collocato sotto la pari, quindi con un tasso effettivo un po’superiore, ma la sostanza non cambia. Il Lingotto paga il rischio-paese – la A3 dell’Italia rispetto alla tripla A di Berlino nei rating di Moody’s – sommato al proprio rischio debitore -sette livelli in meno per Fiat rispetto a Bmw. Ogni debitore ha la sua storia – dice Sergio Marchionne – ma la storia di Fiat costa cara: su un prestito come quello di ieri, da 600 milioni di euro, sono fra i 35 e i 40 milioni in più l’anno rispetto ai tedeschi. Se si moltiplica per il volume del debito, si capisce anche perché Sergio Marchionne stia valutando seriamente di trasformare Fiat in un’azienda americana.” Fin qui il Sole 24 ore. Presidente Monti, “inviti” Fornero a parlar meno.

12 Luglio 2012

L’ITALIA E’ UN PAESE DOVE SI PUO’ INVESTIRE

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“Io credo che sia necessario  convincere Marchionne che l’Italia e’ un paese nel quale vale la pena di investire, questo governo sta facendo esattamente questo lavoro”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in un’intervista al Giornale Radio Rai,secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore Radiocor. Forse la loquacissima Fornero aveva dimenticato quanto pubblicato dal Corriere della Sera nell’edizione del 6 luglio di quest’anno: «È assurdo pensare che la Fiat vada via da Torino. Io non mollo», aveva detto lo stesso Marchionne. Vero è che i “soliti sordi” vogliono nascondere questo tipo di affermazioni da parte di Marchionne. Loro preferiscono lanciare quotidianamente le stesse accuse, nascondendo la dura realtà, effetto della crisi economica in Europa, infischiandosene di quanto succede – per esempio – nella vicina Francia (PSA dice loro qualcosa?) e sempre speranzosi di vedere un giorno Fiat nazionalizzata, lottizzata. Il loro sogno è un revival dell’”Alfa Romeo-Finmeccanica” (magari usando i soldi della Cassa Depositi e Prestiti). La mancanza di competitività, il basso livello di produttività, il crollo del mercato, la sovracapacità produttiva, il recente contratto siglato dal sindacato inglese con Gm-Vauxhall nello stabilimento di Ellesmere Port: 51 settimane lavorative, tre turni, sabato obbligatorio se necessario, la guerra dei prezzi, i bilanci in rosso? Non li riguarda al punto che non ne parlano mai. Tanto, paga sempre …. Pantalone.

5 Luglio 2012

GLI URLATORI

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Andreste ad acquistare il pane in un negozio assediato da loquaci comari che quotidianamente protestano contro il fornaio? Molto verosimilmente no. Perché un conto è il legittimo diritto di esprimere la propria opinione (anche in maniera pittoresca) e un conto è demonizzare chi produce un prodotto pensando che questo non abbia conseguenze sulle vendite del medesimo. Urlare ogni giorno che Dio manda in terra contro qualcuno e qualcosa e pensare che tutto questo non si traduca nell’allontanamento, nella disaffezione verso il prodotto dell’azienda presa di mira è, quanto meno, bizzarro. E vista la crisi che attanaglia non solo l’Italia, ma anche l’intero continente europeo, un po’ di buon senso (non molto, per la verità) dovrebbe aiutare a riflettere. Senza dimenticare che la concorrenza va all’attacco quando un altro produttore è sotto schiaffo. Chi ha orecchie per sentire … Sennò ricorra alle cure di un otorino.

22 Giugno 2012

ROMITI L’IMPRENDITORE

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Cesare Romiti è alle prese con la campagna promozionale della sua ultima fatica editoriale. Ospite dei più disparati talk show, non lesina sciabolate a destra e a sinistra. Il suo cavallo di battaglia preferito (unico?) è e resta la cosiddetta  marcia dei quaranta mila . A chi gli ha chiesto: “A chi dobbiamo la crisi del settore automobilistico italiano?” ha risposto:  “È una domanda che mi pongo spesso. Sicuramente c’è complicità tra sindacati e Fiat”. Naturalmente, lui non ha responsabilità. Il fatto di avere sviluppato un’altra Fiat al di fuori dell’auto, distraendo una notevole fetta di ,sostanzialmente, modeste risorse finanziarie e manageriali alle quattro ruote, non avrebbe penalizzato il gruppo torinese. La creazione di una conglomerata i cui settori, presi singolarmente, mai figuravano nelle prime posizioni delle classifiche internazionali non ha rappresentato, per Romiti, un handicap. Nessuno osa porre queste e altre domande all’ex ad di una Fiat molto romanocentrica e più a suo agio con le commesse pubbliche che con gli accordi internazionali. Così come nessuno fa domande su Romiti imprenditore, cioè dopo la ben remunerata uscita da Fiat. Sarebbe interessante ascoltare come rispondebbe alla domanda: “a chi dobbiamo la crisi delle aziende che hanno visto protagonista l’imprenditore Romiti e la sua famiglia?”

FARNESINA: RIVEDERE LA SPENDING REVIEW?

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La spending review della Farnesina potrebbe subire un¹ennesima revisione. Sembra che gli uffici affari economici e commerciali di diverse ambasciate abbiano visto crescere l¹interesse di imprenditori e multinazionali non appena le agenzie di notizie internazionali hanno diffuso la notizia della sentenza del tribunale di Roma che impone alla Fiat di assumere oltre cento lavoratori iscritti alla Fiom a Pomigliano. La ben nota forte sensazione d¹incertezza del diritto diffusa nel nostro Paese e il crescente sentimento di insicurezza nell’interpretazione delle norme da parte della magistratura sembra siano alla base dell¹improvviso interesse e voglia di investire nella penisola. Chi pensava quindi di tagliare gli uffici economici e commerciali della Farnesina in giro per il mondo sembra sia costretto a rivedere i piani studiati in questi ultimi mesi.

19 Maggio 2012

FIOM, EX FIAT TERMINI IMERESE, EX PININFARINA, IRIBUS: MA VERIFICARE LE NOTIZIE MAI?

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Gettare il sasso e nascondere la mano è sport molto diffuso. Sabato, l’agenzia di notizie Ansa ha citato il segretario della Fiom di Palermo, Roberto Mastrosimone, che avrebbe detto: “Il ministero per lo Sviluppo e la Regione siciliana si accertino se rispondano al vero le voci di un interesse di alcune case automobilistiche, tra cui Bmw e Hyundai, verso lo stabilimento Fiat di Termini Imerese, mentre potrebbe essere abbandonato il progetto della Dr Motor di Di Risio che si è dimostrato inaffidabile”.

Anche captare “voci” è sport in cui esponenti del mondo sindacale sono specialisti. Non è la prima volta che la casa bavarese viene tirata in ballo nella speranza si impossessi di stabilimenti auto in Italia. Il mese scorso a Torino dissero che BMW fosse interessata a rilevare la ex Pininfarina di Grugliasco.

Poi è stata rispolverata per De Tomaso ­ Rossignolo. Su questa ultima saga, si specula ancora adesso nonostante, a richiesta, BMW sia stata più che chiara: “The BMW Group has no interest in the De Tomaso brand or factory”. Che dire poi delle “voci” captate in Asia? Per Irisbus si è fantasticato su Asia Motors.

Per Termini Imerese sono state tirate in ballo la Toyota e ora la coreana Hyundai. Sempre sabato, quest’ultima casa ha negato ogni interesse. “La notizia è destituita di ogni fondamento”. Proprio giovedì scorso Hyundai ha annunciato l’ampliamento del sito produttivo turco di Izmit, la cui produzione entro fine 2013 passerà da 100.000 a 200.000 auto all’anno. La casa coreana dispone inoltre in Europa di uno stabilimento a Nosovice (Repubblica Ceca), che ha una capacità produttiva di 300.000 unità annue. L’importante è parlare, sbattere il proprio nome nei titoli dei giornali. In una parola: illudere ed eludere la questione della riconversione di siti produttivi.

Gianni Riva

16 Maggio 2012

MARSIGLIA, MAXI RADUNO DELLE MINI

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I vertici dei telegiornali della Rai piangono miseria e protestano contro i tagli dei rispettivi budget. E’ dunque bizzarro che il TG1 delle 20 di lunedì 14 maggio abbia mandato in onda un servizio di Francesca Grimaldi sui 53 anni della Mini festeggiati in Francia.

Stranezza dell’anniversario a parte, per confezionare un servizio della durata di un minuto e 25 secondi e che qualcuno potrebbe etichettare come advertorial, Grimaldi è stata inviata a Marsiglia che lei ha confessato di avere raggiunto dopo tre giorni di viaggio da Milano (si suppone insieme con un operatore). Con l’aria che tira, davvero bizzarro, ma non certamente per la casa anglo-bavarese.

Massimo Righi

15 Aprile 2012

BLOG: MA COSA HA FATTO (DI MALE) IL MONDO DELL’AUTO A SUPERMARIO?

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Mentre Mario Monti e il suo Governo tecnico stanno salvando – o provando a salvare – l’Italia, paiono aver però deciso di uccidere il settore dell’automobile.

Dopo cinque mesi di SuperMario alla guida dell’Italia viene da chiedersi: ma cosa ha fatto l’automobile di male per meritarsi un trattamento sistematicamente così feroce da sembrare quasi una pulizia etnica?

In tema di auto, diciamolo con franchezza, SuperMario e il Governo non solo non ne hanno azzeccata una, ma ogni volta che hanno preso una decisione, hanno regolarmente finito a darsi la zappa sui piedi.

Proviamo allora a ragionare proprio in ottica di esigenze del Governo e non di lobby corporativa dell’auto.

Partiamo dalla supertassa sulle auto di lusso, che doveva – in ottica governativa – generare un gettito aggiuntivo di 168 milioni di euro l’anno. L’effetto è stato ben diverso dalle attese: le vendite di quelle definite auto di lusso sono diminuite dal 50% al 75% e il gettito aggiuntivo, alla fine, dovrebbe essere solo un terzo delle attese.

Infatti, siccome parliamo di auto e SUV che mediamente versano dai 10 ai 20 mila euro di IVA per immatricolazione, ogni vendita persa non significa solo il mancato pagamento della tassa di lusso, ma anche l’introito – ben più cospicuo – dell’IVA.

Nei calcoli dell’UNRAE, l’associazione delle case estere, le mancate entrate saranno nell’ordine dei 105 milioni di euro, quindi il saldo tra speranze del provvedimento e adattamento del mercato dovrebbe ridursi a poco più di 60 milioni di euro.

Ne valeva la pena? Il dubbio è lecito, anche perché un effetto indotto di questa mossa tutto tranne che brillante è stato un crollo del valore dell’usato dei veicoli soggetti alla supertassa. Risultato? I concessionari onesti dovranno svalutare il valore dei propri piazzali, penalizzando il proprio bilancio e quindi anche pagando meno imposte.

L’altro capitolo davvero da non credere è la deducibilità delle auto aziendali. Proprio il Governo che ha fatto di tutto per allinearci al meglio dell’Europa, sull’auto aziendale propone un nuovo trattamento fiscale che retrocede ulteriormente l’Italia, che già era il fanalino di coda nell’Unione Europea.

Ultimo ma non meno importante il continuo aumento delle accise sui carburanti, tra cui gli ultimi 5 centesimi che potrebbero essere destinati alla Protezione Civile.

Diciamo una cruda verità: le imposte sui carburanti (accise e IVA) sono le uniche tasse che tutti gli italiani non riescono a evadere, poiché non possono non pagarle.

Restando proprio in tema di evasione, anche nell’automobile gli italiani non scherzano: l’UNRAE stima l’importo della tassa di possesso (ovvero il bollo) non pagato sia nell’ordine di un miliardo di euro l’anno.

Il risultato di tanto accanimento sulle accise è invece di nuovo una zappa sui piedi che il Governo da a se stesso – e quindi alle casse del paese. In un momento di crisi economica, assistiamo a una riduzione significativa dei consumi di carburanti, vicina al 10% nel primo trimestre, sia per la benzina, sia per il gasolio.

C’è qualcuno che si prenderà la briga di calcolare quanto gettito si perderà continuando ad aumentare le accise – sui cui poi si applica l’IVA, ovvero una tassa sulla tassa – con il risultato di deprimere ulteriormente i consumi di carburante già in marcata flessione?

La conclusione amara è che un Governo che non avesse deciso di uccidere l’auto farebbe qualcosa di serio per rilanciare il mercato. Non per noi, lobby dell’auto, ma per loro stessi, ovvero per la finanza pubblica: scendere a 1.500.000 vendite quest’anno significa rinunciare a oltre 2 miliardi tra IVA e imposta provinciale di trascrizione.

Invece SuperMario e compagnia procedono sereni nella pulizia etnica del settore dell’auto.

Con un mercato a questi livelli, chiuderanno almeno 350 concessionari con una perdita potenziale di 10.000 posti di lavoro (7.000 diretti e 3.000 indiretti). Questo però è un tema che sembra non interessare nessuno a Palazzo, eppure si tratta di cinque volte i dipendenti dell’ex Fiat di Termini Imerese, per salvare i quali c’era stata una quasi mobilitazione generale.

2 Aprile 2012

GUERRA & PACE DELLE BISARCHE

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Dopo sei settimane di blocco quasi totale della distribuzione di veicoli in Italia, mercoledì scorso lo sciopero delle bisarche si è terminato con un quasi nulla di fatto.

Le controparti – i proprietari delle bisarche che trasportano i veicoli e le società di logistica che subappaltano tali trasporti – si sono dati 60 giorni perché un tavolo tecnico metta a punto un piano tariffario che soddisfi le ragioni di entrambi. Tanto rumore per nulla? Proviamo a mettere in sequenza un po’ di eventi.

I bisarchisti lamentano che la continua e incontrollata crescita dei costi di carburante, autostrade e assicurazioni ha reso le tariffe attuali non più retributive. Detto brutalmente: invece che trasportare in perdita, tanto vale stare fermi e sperare in un futuro migliore.

Nelle sei settimane di blocco succede un po’ di tutto. I clienti che hanno ordinato una macchina nuova non la ricevono e si arrabbiano. I concessionari, che già hanno poco fatturato vista la crisi di mercato, si disperano perché non riescono nemmeno a consegnare – e quindi incassare – le macchine già vendute. I piazzali degli stabilimenti Fiat in Italia si riempiono di vetture e arrivano rapidamente alla saturazione, con blocchi soprattutto a Pomigliano, Melfi e Val di Sangro. Quindi cassa integrazione extra.

Chi prova a forzare i blocchi finisce spesso male: bisarche incendiate, sassate sulle macchine trasportate sia da bisarche definite “crumire” dagli scioperanti, sia a quelle che i concessionari cercando di portarsi via singolarmente con la targa prova prelevandole direttamente dai centri logistici. Scene d’altri tempi al porto di Livorno, dove le navi vengono respinte perché non si può scaricare quello che portano in stiva. Insomma, una situazione davvero drammatica, un gioco dove paiono perdere tutti, ma dal quale si esce con una soluzione che pare persino grottesca.

Il tavolo tecnico ha 60 giorni per trovare un accordo per un futuro migliore, ma nel frattempo si è tornati a trasportare a quelle stesse tariffe che a metà febbraio erano state definite inaccettabili. Umile domanda: ma se sei settimane di blocco hanno portato solo alla creazione di un tavolo tecnico, i cui risultati sono ancora tutti da verificare, c’è davvero qualcuno che ha vinto qualcosa in questa strana vertenza?

29 Marzo 2012

LO SPIRITO DEL BARONE DI COUBERTIN

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L’avvicinarsi delle Olimpiadi a Londra rispolvera la figura di Pierre de freud, barone di Coubertin, conosciuto per essere stato il fondatore dei moderni Giochi olimpici. Lo spirito decoubertiniano sembra abbia folgorato il giudice del lavoro del tribunale di Bologna Carlo Sorgi. « L’importante non è vincere ma partecipare. La cosa essenziale non è la vittoria ma la certezza di essersi battuti bene» scrisse de Coubertin, citando il vescovo Ethelbert Talbot. Il comitato olimpico è avvisato: aspetti una richiesta da Bologna per una medaglia d’oro. Ovviamente “ad honorem”.

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