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17 Febbraio 2009

1963 LA MODA RACCONTATA DA DUE GRANDI GIORNALISTE-SCRITTRICI :Maria Pezzi e Irene Brin con illustrazioni di Brunetta. di Barbara Vitti

Archiviato in: Moda, Save the Date — cristiana @ 3:06
 

Nell’archivio di mia madre Gemma e mio ho ritrovato una serie di straordinari articoli , delle
due famose giornaliste, che avevano registrato tendenze, successi, atmosfere, di quello che
allora era un ideale collegamento tra chi disegnava un abito, chi lo produceva e chi lo indossa-
va .Dai titoli ai testi si respirava un’aria di grande libertà di giudizio, senza nessun condizionamento. Allora, la moda non produceva pubblicità, c’erano solo i tessutai, gli accessoristi e i profumi che sostenevano le sfilate.
Maria Pezzi: una delle prime illuminate giornaliste e disegnatrici di moda. Ha collaborato
A ” Il Corriere d’informazione”, il “Giorno” e il mensile” Donna”. Iniziò la sua carriera
a Parigi , incoraggiata dall’illustratore Renè Gruau. Per i suoi novantanni nel 1998, i Missoni le hanno dedicato un libro scritto da Guido Vergani : Una vita dentro la moda.
Irene Brin : pseudonimo di Maria Vittoria Rossi, attribuitole da Leo Longanesi. Appena terminata la guerra iniziò una lunga collaborazione con la ” Settimana Incom” illustrata da Luigi Barzini Junior. I suoi articoli colti e raffinati, che firmava Contessa Clara Ràdjanny von Skèwitch dispensavano alle lettrici consigli di stile, moda, vita sociale. Fu la prima italiana a collaborare
con una testata americana ” Harper’s e Baazar’s “avendo conosciuto a New York, Diana Vreeland.
I suoi articoli all’inizio apparivano su ” Il lavoro di Genova” e poi sul “Corriere d’Informazione”.
Brunetta Mateldi, trasformava le più comuni figure in personaggi. Aveva un terzo occhio per cogliere i dettagli più nascosti e insoliti. Orio Vergani di lei ha scritto : il disegno e la pittura sono in lei istinto. Collaborò con Irene Brin negli anni ‘60 e creò un sodalizio con Camilla Cederna nel ‘70 per raccontare con le sue illustrazioni ” il lato debole” sull’Espresso”.

1. Questo sarà l’anno delle giacche lunghe
Oggi si apre a Parigi la settimana della moda. – 22 luglio 1963 – di Maria Pezzi

L’aeroporto di Orly, ieri, a Parigi, sembrava la succursale della moda: da tutti gli apparecchi, provenienti dalle più disparate parti del mondo, si sono riversati a Parigi 600 giornalisti specializzati e centinaia di sarti, confezionisti, buyers.

Cardin non presenterà alle 17 la sua collezione: “Non voglio più essere il sarto rompighiaccio della stagione. Succede che la stampa, fresca e aggressiva nella prima giornata, critica senza misericordia, per poi ritornare pentita, all’ultimo giorno, quando è ormai satura e delusa, per dire: però, la sua collezione era una delle più belle.”

“La moda è l’arte in movimento; chi non cammina torna indietro.”

Gli Italiani guadagnano quota. Il potente “Woman ‘s Wear Daily”, non certo tenero nella passata stagione, scrive: “Non cè limite dove può arrivare il giovane Capucci”.
2. Scarpe care come vestiti.
C’e anche la scarpa “Uragano” – 6 luglio 1963 – di Mara Pezzi

Chi fa la moda? I modellisti che la disegnano? La stampa che la divulga? Gli interessi finanziari
che la sostengono, o gli agenti fi pubblicità, i più potenti personaggi di oggi? Prima ancora di
vederli alle sfilate, molti dettagli della moda (calze, pettinature, cappelli, scarpe, o che so io)
vengono divulgati come novità e con un’arte sopraffina.

3. Donne con stivali alla moschettiera.
Saint Laurent ha concluso le sfilate della moda a Parigi. – di Maria Pezzi

Il tempo di Parigi è più variabile della moda. Siamo passati dal caldo tropicale al freddo da scialli di lana e giacche di visone, per arrivare poi ad una domenica di dolce primavera e di riposo. Ma non riposano i fotografi che si strappano di mano i modelli e corrompono le più belle mannequins per arrivare fra i primi ad offrire le migliori fotografie; e non riposano i compratori che, oltre al grattacapo della scelta, sono sollecitati, da tutte le parti, da inviti notturni e mondani. Questa “sollecitazione” l’hanno chiamata “l’operazione charme”. Comincia all’ora dei cocktails, per continuare coi pranzi negli elegantissimi restaurants dei Champs Elysées; al Le Doyen, per esempio, che vi serve con posate d’oro su tovaglie di pizzo prezioso, o nei piccoli restaurants diventati improvvisamente alla moda, come “Le Bistingo” dove si mangia, al lume di candela, una specialità di pollo condito con banane fritte. Ma da mezzanotte alle 4 di mattina, li ritrovate tutti al “New Jimmy” o al “King Club”. Ieri sera, al “New Jimmy” c’erano Elsa Martinelli e Willy Rizzo, Porfirio Rubirosa (in camicia bianca e blazer blu), e la sua giovanissima moglie (in azzurro polvere): Carpenter, uno dei più potenti buyers della California, ballava il twist e l’hully-gully con Simonetta Fabiani, alternando momenti di euforia a discorsi seri di affari.

I quintali di stivali che hanno passeggiato in questi giorni per gli atéliers di Parigi, i chili di fazzoletti, cappuccetti cagoules, che hanno coperto le teste delle mannequins, le centinaia di mantelli di tweed da sera, salveranno l’alta moda?

4. Torna il new look con gonne lunghe
Sensazione a Parigi: Jaques Heim nasconde le gambe mentre Esterel inventa la cappa-scialle e il tailleur di ghepardo. – di Maria Pezzi

Tre colpi di gong, e la prima collezione comincia a sfilare: tre colpi di gong e “voilà” la vostra silhouette, signore, è completamente cambiata.
Jacques Heim ha fatto rivivere il “new look”. L’acceterete o non l’accetterete, ma la sottana è scesa a mezzo polpaccio, in alcuni casi a 10 centimetri sopra la caviglia. Non contate più sulle gambe come punto di seduzione: sono sparite. Fra l’orlo lungo e la ghetta o lo stivaletto che sale fin sotto al ginocchio non c’è più un centimetro di gamba nuda.

5. Goma e Patou ritornanao all’eleganza tutta francese.
Pomodoro e Vulcano di Alexander per Dior

“Sportivissime” e caldissime” sono le consegne della moda attuale. Qualcuno ha definito “scolare russe” le prime deliziose modelle della collezione di Nina Ricci: ma dubito che in Russia le scolare portino mantelli a pieds-de-poule, di tweed morbidissimo, di lana double face, di pelo di cammello, con gonne uguali, con abiti di cachemire, con calze di lana traforata a colori scuri (l’industria delle calze rende bene), con mocassini di antilope, di lucertola, o di coccodrillo con cappelli a uomo.
(Seguirà la rassegna stampa di Irene Brin)

savethedate

 

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