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19 Novembre 2010

9 NOVEMBRE 1987 AMICA: Fare la”Pierre”? Se non sei brava c’è poco da… sorridere!

Archiviato in: Moda, Notizie, Save the Date — cristiana @ 11:54
 

SAVE THE DATE di Barbara Vitti

Lo chiamano “la fabbrica dei sorrisi”, ma il mondo della delle pubbliche relazioni chiede molto più della brillantezza e della disponibilità. “Per fare strada” dice Barbara Vitti, che lavora attualmente per Valentino, “bisogna tenersi sempre al corrente di tutto e non barare mai”

Di fabbriche dei sorrisi, negli ultimi tempi, ne nascono dappertutto, nelle grandi città e in provincia. Sorrisi per procurare affari e sorrisi per fare affari in proprio. Che si tratti di promuovere una mostra, di lanciare un nuovo prodotto, di battezzare un fascicolo di carta patinata oppure di far conoscere un’azienda a chi conta, agli opinion leader o agli opinion maker, le società di pubbliche relazioni sono indispensabili. Da loro può dipendere il successo o l’insuccesso di iniziative produttive, commerciali o culturali che costano miliardi. Dietro i sorrisi, infatti, ci sono professioniste delle relazioni pubbliche, una specializzazione sempre più richiesta e sempre più fatta di donne.

Ma è così facile fare le pierre? I sorrisi corrispondono sempre con facilità a grandi guadagni? Lo abbiamo chiesto a Barbara Vitti, 46 anni, una delle specialiste più apprezzate a Milano, ora impegnata a tempo pieno con il suo studio per i trenta marchi di Valentino. “E’ vero che queste prestazioni professionali sono sempre più richieste dalle aziende e che la domanda di pubbliche relazioni oggi supera l’offerta. Ma è anche vero che proprio per questo motivo non si è avuto sufficiente tempo per preparare adeguate professionalità”.

Ciò significa che si assisterà a una selezione sul campo. Per vincere la ricetta è la solita: studio (c’è un istituto specializzato a Milano), esperienza e qualità personali. Quali?

“Quello che si vede del nostro lavoro, i cosiddetti eventi, le cene, le serate, le manifestazioni, è solo la punta di un iceberg. Dietro c’è il lavoro dei contatti, del telefono, delle interviste, l’attività normale e faticosa dell’ufficio, che deve essere altrettanto efficiente. E poi i rapporti con il cliente, con l’azienda per coordinare l’attività di pubbliche relazioni con la produzione, il marketing e la pubblicità”.

L’informazione e l’immagine devono essere in sintonia con la filosofia aziendale. C’è anche l’immagine di chi fa immagine…

“E’ un rapporto continuo con il mondo dell’editoria e dei mass media, un rapporto giornaliero, per me, ormai, consolidato”.

E’ il vero patrimonio di un pierre, insomma.

“Certo. La conoscenza del settore dell’informazione non si fa in un giorno ed è la prima caratteristica per fare questo lavoro”.

E le altre qualità?

“La credibilità: non bisogna imbrogliare mai. E poi essere informati su tutto. Devi sapere o far finta di sapere, essere abile a guadagnare tempo quando non sai e circondarti di fonti di informazione per prepararti rapidamente. Moda, per esempio, non significa soltanto sfilate. E’ anche un fenomeno economico”.

Ma come si conquistano i giornalisti?

“I giornalisti non si comprano se non con la professionalità. Noi abbiamo bisogno della stampa ma anche la stampa ha bisogno di noi”.

Intanto, però, si fanno affari d’oro.

“Si frequenta, per professione,il mondo della gente che conta. Vivi da ricco, e questo lavoro ti paga le spese per restare all’altezza, ma non lo sei”.

“Per me si diventa ricchi” incalza, invece, Emma Averna, 20 anni, figlia unica di Barbara Vitti, studentessa di scenografia a Brera ma già imprenditrice, ovviamente nelle pubbliche relazioni. Ha, infatti, appena dato vita allo Studio Junior. Il primo cliente è Aldo Ciavatta e la sua Cfm, che produce 150 miliardi di casual all’anno con marchi come Ball e Caterine Hammnett. E’ un’altra fabbrica dei sorrisi.

di Ettore Tamos

 

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