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4 Aprile 2011

IL MONDO DI VIRGINIA. Dal dolore alla moda.

Archiviato in: Moda, Notizie — cristiana @ 9:06
 

di Emma Franceschini

Uno spettacolo che racconta la sua vita attraverso i suoi vestiti. Così 30 pezzi, di cachemire e seta, senza stagione, senza finiture, in taglia unica, sono stati rappresentati in otto quadri al Teatro Filodrammatici nella performance “Dismorphophobia. The mirror stage” a Milano. Sul palcoscenico 40 artisti, diretti dal regista Tommaso Trak, con le coreografie di Patrick King e i danzatori del Salon K, Johan King Silverhult e Sarah Grether.

E una narrazione scenica, attraverso la danza, le poesie, e gli abiti che racconta la vita, il dolore, i ricordi della principessa Virginia von zu Furstenberg. Giovane donna di 36 anni, madre di 5 figli, due matrimoni alle spalle, inquieta poetessa del disagio e di quel male che colpisce molte ragazze: la fobia che nasce dalla visione distorta che si ha del proprio aspetto esteriore e che induce alla anoressia e o alla bulimia.

Virginia von zu Furstenberg, figlia di Sebastian, fratello di Ira, nipote di Clara Agnelli, un po’ come Lapo Elkann, non risparmia dettagli sulla sua vita privata e punta su una moda alternativa, diversa, ma elitaria, ad edizione limitata e numerata. Ammette di aver sofferto di anoressia. “Sono diventata una farfalla. Ho eliminato tutto. Non erano i miei colori, ma quelli di un’altra farfalla…”, recita una delle sue terapeutiche poesie.

Come è nata l’idea di disegnare una collezione ? “Quando una mia cara amica ha notato che una mia gonna assomigliava ad una poesia che avevo scritto”, spiega la principessa bionda, privilegiata, ma inquieta e malinconica. “Ho disegnato prendendo spunto dalla mia vita. Ho vissuto molto con i miei nonni, con nonna Clara, in un mondo formale, fatto di buone maniere, elegante e antico. Mentre mia madre Elisabetta, sessantottina, viveva in comunità hippy, era per l’amore libero, per un mondo colorato e figli autogestiti. La mia infanzia si è sempre dibattuta fra questi mondi opposti. Presenti entrambi nella mia collezione: un po’ anni ‘30 e un po’ anni’70”.

Come mai ha scelto il cachemire? “E’ un buon compromesso per rappresentare il mondo di mia madre con i poncho super colorati e il mondo elegante di mia nonna con i suoi golfini perfetti. I fili di cachemire e seta sono sottilissimi, leggeri, soffici e delicati. Fascianti come un caldo abbraccio. I miei abiti avvolgenti sono pensati per proteggere e per sostenere”.

Perché ha scelto di rappresentare la sua collezione con una performance teatrale? Desideravo far notare alle giovani le problematiche del rapporto con la propria immagine. Alla fine ognuna di noi, dopo giorni uguali uno all’altro, è sempre sola davanti allo specchio. E al tempo stesso, volevo essere non una cliente, ma una mecenate di artisti bravi: ballerini, coreografi, musicisti, di livello internazionale, oggi spesso dimenticati. E poi, sul palco c’è mia figlia Ginevra, 16 anni, la ragazza che avrei voluto essere e la persona con cui sto meglio al mondo”.

Pensa di fare altri spettacoli di questo genere? “Sì. Fra i miei sogni c’è una performance-sfilata di costumi da bagno al Bambaissa di Forte dei Marmi, la spiaggia di quella che un tempo era la villa degli Agnelli e oggi è l’albergo Augustus Lido. Forte è molto amata dai miei figli Otto Leone di 5 anni e Santiago Maria di 2 e spesso d’estate sono lì”.

 

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