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10 Marzo 2008

RICHARD AVEDON 1944-1994 – 18 GENNAIO – 5 MARZO 1995

Archiviato in: Moda, Save the Date — cristiana @ 2:47
 

18.jpg« RICHARD AVEDON 1944-1994 » 18GENNAIO-5 MARZO 1995
Palazzo Reale- Sala delle Cariatidi- Milano
Presentata da Gianni Versace, Richard Avedon e
Philippe Daverio, allora Assessore alla Cultura
del Comune di Milano. Leonardo Mondadori per
l’occasione stampa EVIDENCE 1944-1994.
Perché parlare di questa mostra mentre a Milano si svolge la prima retrospettiva dell’artista scomparso nel 2004? Perché una mostra come quella del 1995 non si potrà più ripetere senza loro: Gianni Versace, il versatile stilista grande creatore d’immagini e il celebre fotografo Richard Avedon, che personalmente cura l’allestimento della Mostra e partecipa alla conferenza. Stampa e all’inaugurazione. Il tutto coordinato dall’Assessore alla Cultura Philippe Daverio e documentato da Leonardo Editore con un libro-quaderno che segue le tracce della vita e dell’opera del grande fotografo attraverso più di 600 fotografie, quelle comprese inedite tratte dai suoi archivi personali. Ritratti formali, pose di moda, reportage, copertine di riviste, bozzetti, provini, istantanee, foto dell’artista e dei suoi colleghi: testimonianza di cinquant’anni di lavoro del più celebrato fotografo (allora vivente.)

La Gianni Versace, nella persona di Emanuela Schmeidler (foto) 10.jpg, allora PR della Maison, mi affida il compito di curare l’Ufficio Stampa della mostra e di affiancare Mr. Avedon dai primi di gennaio, data del suo arrivo alla serata d’inaugurazione, 18 gennaio 1995. Il giorno 5 gennaio 1995 arriva Mr. Avedon ,con la sua assistente Norma Stevens e la prima cosa che mi chiede è di essere accompagnato al Cimitero Monumentale.
Sorpresa, ma non stupita comprendo che Avedon vuole immergersi nella storia e nell’immagine più rappresentativa di Milano. E’ qui che trova il variare dell’arte e del gusto estetico, un museo a Cielo aperto che per decenni è stato in progressivo crescere. Questo per me è l’inizio di una straordinaria esperienza.

HANNO DETTO DI LUI

5.jpgPhilippe Daverio
“Richard Avedon- 1944-1994″ è una mostra che ripercorre ad antologia cinquant’anni di lavoro di uno dei massimi fotografi del nostro secolo. Essa è stata organizzata e presentata originariamente dal Whitney Museum of Arts a New York  e segue un percorso itinerante fra alcune delle istituzioni espositive più significative dei due Continenti.Essendo per natura e dimensione dei suoi materiali, molto flessibile, la sua stazione a Palazzo Reale ha potuto assumere una forma, un percorso e una capacità comunicativa irrepetibili, in sintonia con gli spazi antichi solo in parte finora ripristinati dopo il bombardamento del 1943.
E’ stato lo stesso Avedon a seguirne passo per passo l’allestimento così da trasformare lo spazio intero in un’unica installazione,che consente ora una lettura poetica, stimolante dove i diversi momenti di un lavoro apparentemente caleidoscopico ritrovano l’unità attorno al tema dominante del ritratto e dell’indagine visiva e psicologica che lo fa scaturire.
Il titolo del catalogo che accompagna la mostra rappresenta un’intrigante chiave di lettura.”Evidence” non è solo la traduzione inglese di evidenza, testimonianza;
e nel gergo giuridico vuole dire prova. E infatti il lavoro fotografico di Avedon è una straordinaria stesura della Comedie Humaine. Contemporanea dove il neorealismo post-bellico , sviluppato in America più nella immagine fissata, che nel cinema, s’intreccia con il sogno della moda, che egli inventa ancor prima di raccontarlo, dal Glamour degli anni ‘50 al jet set successivo, fino al frizzo leggero e multimediale di oggi , Quest’arte ha un’origine non solo estetica, ma sentitamente etica in quella Scuola di New York che a partire dal 1944, in contrappunto con il resto d’America e d’Europa nonché per via della migrazione degli intellettuali causata dalla guerra ha inventato un modo diverso e liberatorio di guardarsi attorno. I migliori artisti di quella generazione hanno inventato gli archetipi con i quali identifichiamo la realtà stessa e la sua memoria.
Avedon passa i confini dell’universo fotografico; ha l’occhio indagatore, umano e cinico del grande ritrattista. Non discende da Daguerre ma direttamente si lega a Memling, Frans Hals o Gainsborough. La modella, il poeta e il disperato sono personaggi di un teatro. Lui ne è il regista ossessivo, capace di bloccare il movimento nell’istante preciso dove la recita raggiunge il parossismo del significato esistenziale.
Lavora per strada come nello studio ma elabora i suoi negativi con l’attenzione del pittore per portarli ad essere immagini pure, non feticci ripetibili. E per questo le sue
Opere , quand’anche trasmettono la loro intensità dalla carta patinata delle riviste,rimangono singole e drammatiche come i quadri delle grandi Gallerie della Storia,come quelle appunto eseguite, conservate ed impaginate sui muri di Palazzo
Reale. (nella foto Richard Avedon inquadra Philippe Daverio)
16 gennaio 1995

GIANNI VERSACE : io e Richard Avedon2.jpg
Pensieri, impressioni, note. Appunti di un viaggio tra fatti e sentimenti.
 

L’incontro. E’ avvenuto sulle pagine dei giornali, i Vogue e gli Harper’s Bazaar che sfogliavo nell’atelier di mia madre a Reggio Calabria . Ero innamorato della fotografia. Mi incantavano Irving Penn e Avedon. “Farò con lui la prima campagna pubblicitaria”, mi dicevo, ” quando i vestiti che disegno porteranno “la mia fima”. Che cosa mi attirava tanto? La potenza, la visibilità, quel modo di dire “io sono qui” che hanno i protagonisti delle sue foto. Sempre molto fisici e insieme spirituali.

L’amicizia. Ci siamo accostati con cautela, con una certa timidezza.Sedici anni fa, io ero agli esordi e Avedon già così famoso , così ammirato: E’ stato il lavoro a farci superare la barriera della riservatezza, spiegarci uno all’altro. Negli ultimi sei, sette anni , il rapporto si è rinsaldato: Richard viene a trovarmi a Como , a Miami, fotografa mia sorella Donatella e i bambini. Ci lega una complicità sorridente, una specie di scherzo
perché firma ogni fax con un nome diverso.Una volta è il Papa, una volta il Re Sole, in una specie di gioco letterario, che segue le manie del momento e l’esprit della moda.
 

Il Lavoro. E’ come un’immaginaria partita a tennis , io gli passo la palla e Avedon me la rispedisce. Prima parliamo a lungo, gli mando i disegni e i video delle sfilate. Richard ascolta e schizza le sue idee su un foglietto. Disegna ogni foto prima di scattarla. Ama la mia moda e in questi anni l’ha magnificata con grande generosità, correggendo e rifacendo tutte quelle immagini che non lo convincevano. Lui , che è un maestro!
 

La Mostra. L’ho vista a New York, al Whitney Museum of American Art. Raccoglie cinquant’anni del suo lavoro. E’ la somma di tutto quello che Avedon è e ha fotografato: i personaggi, la moda, i grandi artisti. L’immagine della Factory di Andy Warhol, che occupa un’intera parete, riassume la vita ai tempi della Pop Art come nessun altro ha mai saputo fare. Per questo l’Azienda Gianni Versace , che è stile e immagine, ha deciso di sponsorizzarla, insieme con la Kodac . Si tratta di un grande evento culturale e sono felice che, all’estero sia l’Italia la prima ad ospitarla.
 

Milano.“Vuole cambiare pelle, è dinamica ed effervescente. Avedon l’adora, come adora tutta la nostra cultura. Io ho un legame fortissimo con tutto ciò che è italiano e con questa città alla quale sento di appartenere. Per questo ho voluto che la mostra si tenesse qui, a Palazzo Reale, dal 18 gennaio a 5 marzo 1995, per un gesto di affetto.”
30-11- 1994

7.jpgNICOLE WISNIAK
Editore e direttore della sofisticata rivista Egoiste, un annuario letterario e d’arte che
Esce in Francia, del quale Richard Avedon è stato uno tra gli artisti che maggiormente hanno contribuito al suo successo negli ultimi dieci anni.Oggi Nicole Wisniak ha voluto essere presente per rendere omaggio a questo grande intellettuale e portare la sua testimonianza a questo straordinario evento.
16 gennaio 1995 (nella foto Richard Avedon e Nicole Wisniak)

12.jpgLEONARDO MONDADORI
Le foto di Avedon hanno formato il nostro modo di vedere il paesaggio culturale e politico fin dai tardi anni ‘40, benchè lo scopo della sua opera e la natura del suo coinvolgimento non siano mai stati veramente esplorati. Richard Avedon è stato un cronista fecondo e implacabile del nostro tempo “Nessuno ha dato all’America un più esteso e disciplinato documento fotografico di sé stessa” scrive John Lahr nel Times di Londra. Nato a New York nel 1923 , Avedon divenne capo di servizi fotografici di Harper’s Bazaar verso la fine degli anni ‘40. Nel 1959 pubblicò un libro fotografico Observation ,con un testo di Truman Capote. Nel 1963 fu autore di un famoso reportage nel Sud degli Stati Uniti sul movimento dei diritti civili e l’anno dopo collaborò con James Baldwin al libro Nothing Personal. Alla fine degli anni ‘60 e inizio anni ‘70 Avedon documentò negli Stati Uniti le
Manifestazioni pacifiste e in Vietnam la guerra con i suoi capi militari e le sue vittime. Nel 1966 lasciò Harper’s Bazaar per Vogue. Negli ultimi vent’anni ha tenuto mostre di grandissimo rilievo, fra le quali ” Avedon : Photograph 1947-77″ retrospettiva della sua opera di moda esposta al Metropolitan Museum of Art di New York. Direttore dei servizi fotografici della rivista The NewYorker nel 1992, l’anno dopo pubblicò un’autobiografia (sempre edita da Leonardo) che raccoglie l’intero corpus del suo lavoro. (nella foto Leonardo Mondadori, Piero Pinto, Beppe Modenese)
16 gennaio 1995

3.jpgGIANNI E MARELLA AGNELLI
Invitati da Avedon ad una visita privata, Marella applaudì ancora una volta , la sua famosa fotografia dal lungo collo da cigno e Gianni apprezzò la mostra , ma trovò disdicevole che la sala delle Cariatidi non fosse stata ancora restaurata! 14 gennaio 1995 (nella foto Richard Avedon con Gianni Versace davanti alla foto di Marella Agnelli).

131.jpgBARBARA VITTI
Fu una delle mostre che ebbe maggiore presenza di pubblico” 80.000 visitatori ” E per me un’esperienza indimenticabile.
10 marzo 2008 (nella foto Barbara Vitti e Gianni Versace)

Ricordo che è in corso una mostra aperta fino all’8 giugno RICHARD AVEDON FOTOGRAFIE 1946-2004 – Forma – piazza Tito Lucrezio Caro, 1-Milano -Chiuso il lunedì

 

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