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21 Ottobre 2008

LA MODA DA SEMPRE E’ LO SPECCHIO DEI TEMPI di Barbara Vitti

Archiviato in: Moda, Save the Date — cristiana @ 3:47
 

CON BARBARA VITTI RIPERCORRIAMO GLI ANNI  DIFFICILI PER IL SETTORE DELLA MODA:

  • 1968- LA RIVOLUZIONE GIOVANILE: Eskimo, Montgomery, Ray-Ban, Clark, Loden, trench Burberry, mocassini, borse a tracolla, zatteroni hanno segnato l’anno della rivoluzione giovanile.
  • 1991- GUERRA DEL GOLFO: la Moda si incontra e scontra con la finanza.
  • 2001- 11 settembre : il primo blocco dopo l’attentato alle Twin Towers.
  • 2008 Crollo della Borsa Americana, ripercussioni in Europa, mancanza di liquidità nelle casse dei principali Istituti di Credito.


 

1968- LA RIVOLUZIONE GIOVANILE: Eskimo, Montgomery, Ray-Ban, Clark, Loden, trench Burberry, mocassini, borse a tracolla, zatteroni hanno segnato l’anno della rivoluzione giovanile.

Guido Vergani, indimenticabile amico, scrittore e giornalista di costume, cronaca anche nera, politica e guerra, nel 1967 scrisse:…è curioso che a Milano si comincia a parlare di moda, non più solo di commercio, industria e piccoli atelier, all’epoca si credeva, che un prodotto come la moda avesse bisogno di climi sereni, di disponibilità e di floridezza economica, per attecchire e svilupparsi, invece….i tempi non sono dei migliori. In California, all’università di Berkeley, il disagio esistenziale di giovani provoca le prime contestazioni studentesche, che sfoceranno nel maggio Parigino del ‘68 e arrivano immediatamente dopo in Italia. Si contesta il consumismo e si ripesca nell’abbigliamento usato civile e militare. Da Londra si torna con il primo abito vintage anni trenta. Il 18 dicembre 1970 entra in vigor la legge sul divorzio. La moda sembra rendersene conto e si avvicina alla strada creando il prèt-a-porter, alleanza tra grande confezione e designer. Sono le basi che porteranno alla moda italiana fama internazionale e straordinario prestigio. Negli anni settanta Milano diventerà il cuore pulsante della moda italiana.

1991- GUERRA DEL GOLFO: la Moda si incontra e scontra con la finanza.

Nel 1991molte Maison si trovano a dover affrontare il problema di come sopravvivere in un mercato dominato da Grandi Gruppi Multibrand, con grandi risorse finanziarie, scelta che si rivelò poi così lungimirante quanto obbligatoria per sopravvivere in un contesto competitivo. Un caso da manuale è quello di Gucci, marchio pioniere del lusso fondato dal 1923 a Firenze da Guccio Gucci. Alla fine degli anni ‘80 alcuni membri della famiglia cedettero le quote alla Banca d’Affari Morgan Stanley, che acquistava le quote per conto di Investcorp finanziaria guidata dal’Emiro Iracheno Nemir Kirdar. Il ruolo dell’Investcorp era d’investire gli ingenti capitali di ricche Famiglie arabe, in società del lusso, rilanciarle con mezzi freschi e poi venderle o accompagnarle in Borsa, realizzando un bel guadagno dall’operazione.
Accadde lo stesso con Gucci, dopo la morte di Maurizio Gucci nel 1993, che cedette il suo 50% agli arabi, (era quasi in bancarotta). Il nuovo management, guidato dall’A.D. Domenico del Sole e dal Direttore creativo Tom Ford, Gucci passò dalla quasi bancarotta del 1993 ad un gruppo multibrand che nel 1994 fatturò 264 milioni di dollari ai 2,5 miliardi di euro del 2003. Tutto questo era anche dovuto alla conoscenza del marchio da tre generazioni. Non tutti i casi furono positivi, ricordiamo la HDP, che rilevò la Valentino . Nel suo Brand aveva marchi che con il lusso avevano poco a che fare come Fila e Joseph Abboud e il GFT fu progressivamente smembrato. Sul campo rimasero 1.200 miliardi di lire.
Nel Novanta il mondo dei beni lusso fu favorito da un mondo che faceva quattrini ed era deciso a goderseli.

 2001- 11 settembre : il primo blocco dopo l’attentato alle Twin Towers.

In America alla fine di settembre c’erano 7 milioni di disoccupati, La globalizzazione economica in quel momento divenne incerta e molti dissero che il business diventerà più lento e più costoso, deformando il livello ad alta produttività e basa inflazione, proprio degli anni novanta. E’ indubbio che le Aziende del Fashion avessero scoperto che esisteva una soluzione ai problemi aziendali, come il passaggio da famigliare a generazionale Come? Allargando la compagnia azionaria a imprenditori privati, che credevano in un progetto industriale. Le ridotte capacità d’investimento delle piccole e medie imprese, che non permettevano un management d’alto profilo, crearono una nuova strada”la privata equity” della quale fanno parte Opera, una delle prime Società d’investimento fondata da Bulgari e guidata da Francesco Trapani nel 2000. Nel suo portfolio oltre alla moda facevano parte i Cantieri Itama, ceduti nel 2004. Charme- fondata nel 2002 da Luca Cordero di Montezemolo, Diego della Valle, Isabella Seragnoli, Deutsche Bank, Unicredit, Banca Monte dei Paschi di Siena. E diverse altre famiglie. Ultime acquisizione nel campo del Designer Poltrona Frau e Cappellini.

2008 Crollo della Borsa Americana, ripercussioni in Europa, mancanza di liquidità nelle casse dei principali Istituti di Credito.

Le banche non concedono più prestiti, causa di gravi ripercussioni sulle Aziende, sui loro investimenti e sugli utili. E la moda? Non depressione, ma recessione. Nessuno può sapere cosa riserverà il futuro, ma sono certa che la Moda Italiana ce la farà a salvarsi.

Barbara Vitti

 

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