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14 Gennaio 2011

2 GIUGNO 1987 IL MESSAGGERO – I SEGRETI DELLE PIERRE

Archiviato in: Moda, Notizie, Save the Date — cristiana @ 9:29
 

SAVE THE DATE di Barbara Vitti

Moda & Dintorni . Quelle venti lady che non sfilano mai I segreti delle “pierre”, le donne che costruiscono il successo degli stilisti.

MILANO – Il successo è anche poter diffondere un comunicato-stampa in cui sia scritto: “Il creatore italiano Valentino è stato ospite a cena alla Casa Bianca, seduto al tavolo d’onore del premier giapponese Nakasone”. Fatto vero, questo, accaduto il 30 aprile scorso. Come si fa ad essere invitati a cena da Regan? Il segreto è uno solo, e lo conoscono, nella Milano della moda, una ventina di donne, le magiche signore “pierre” (dall’inglese public relation, sigla “pr”, persone pagate per tessere col mondo rapporti utili per il proprio cliente). Con i loro attrezzi da lavoro – tatto, intelligenza, conoscenze personali, esperienza – queste maghe dell’immagine hanno contribuito in modo decisivo al successo dello stilismo italiano.

“Negli anni Sessanta, quando cominciai a Londra per la Snia Viscosa, il mio lavoro era di organizzare cene in modo che il cliente potesse incontrare certe persone” racconta Barbara Vitti, da un anno responsabile delle relazioni esterne del gruppo Valentino. “C’erano allora tre riviste di moda e trenta giornaliste da conoscere. Ora le riviste sono decine e le giornaliste un esercito: insomma tutto è più difficile”. Fare un buon lavoro per il proprio cliente, quando questi è uno stilista, significa soprattutto stabilire ottimi rapporti con la stampa. Una battuta che circola tra le “pierre” milanesi è la seguente: “Cara ragazza che vuoi cominciare a fare questo mestiere, credi in Dio? Si? Bene, allora ogni volta che sentirai suonare il campanello e vedrai sulla porta una giornalista di moda, quella donna, fino a che il servizio non uscirà sul giornale, sarà il tuo unico Dio”. Capito il discorsetto?

Riuscire ad avere dieci pagine di servizio su una delle riviste femminili conta infatti di più che investire mezzo miliardo in una campagna pubblicitaria. Per questo semplice motivo le giornaliste del settore sono blandite e corteggiate, talvolta ai margini del lecito, come non ha esitato a sostenere Krizia, lanciando roventi accuse contro il mondo del giornalismo di moda. “In realtà il rapporto migliore è informare, senza essere ammiccanti – teorizza Barbara Vitti – anche se la strada del successo, a dirla tutta, comincia pur sempre dallo stilista. Solitamente sono personaggi già per conto loro, personaggi dei quali noi dobbiamo soltanto mettere a punto l’immagine. Prendo il caso Armani, del cui successo mi sento partecipe (ha lavorato dieci anni per lui, ndr). Di Armani dovevamo accreditare questo profilo: lavoratore instancabile, non mondano perché troppo impegnato a produrre. Insomma l’immagine di un milanese, anche se è piacentino”

Per diventare buoni “pierre” si può però partire anche dalla strada. “E’ un po’ il mio caso”, sorride Rita Airaghi, donna-immagine del gruppo Ferrè. “Dieci anni fa ero insegnante di italiano in un liceo scientifico e questo mondo mi era assolutamente sconosciuto. Ma avevo un cugino di nome Gianfranco Ferrè…”.

Rita Airaghi dirige oggi una struttura di dieci persone cui è delegato il compito di diffondere e sostenere nel mondo l’immagine dello stilista italiano più corpulento e tra i più prestigiosi. “Un mio incidente di percorso? Beh, mi ricordo di quando qui a Milano lanciammo un profumo Ferrè. Una grande festa all’Arengario, previste 300 persone, ne arrivarono 400. Ma ancora il bello doveva venire: era aprile, però quella sera la città fu stritolata da un freddo degno di gennaio. Insomma, i 400 invitati andarono a tavola tutti col cappotto addosso. Non ci crederà ma quello, per noi, dal punto di vista dell’immagine, fu un incidente”. Avere buone relazioni con la stampa – dicono da Ferrè – significa anche mandare ogni Natale il regalo a 200 giornalisti. Terreno minato, questo, perché è noto che dove ci sono regali c’è odore di corruzione. Non è vero signora Airaghi? ”Non sempre. Almeno non nel nostro caso: l’importante è che i regali siano un pensierino, che non facciano sentire il giornalista in obbligo”.

Che deve fare un ragazzo che vuole prendere la strada di “pierre”? “Il primo consiglio”, dice Gilda Giuffrida, deus ex machina di un’agenzia indipendente iper-sofisticata, “è di seguire i corsi dell’Inforp, qui a Milano. E’ un approccio importante. Poi, preso il diploma, entrare come ‘ragazzo di bottega’ in un’agenzia medio-piccola. Farsi le ossa, insomma. E imparare ad avere pazienza, molta pazienza. Se mando a quel paese il direttore di una rivista che deve fare un’intervista a un mio cliente solo perché non mi ha richiamato dopo sette mie telefonate, beh, devo sapere che taglio i ponti con quel giornale. Invece bisogna imparare a fare 36 telefonate, sempre con molto garbo”. Quanto guadagna una “pierre” affermata? “Dipende dal contratto che si ha, perché nessuno più o quasi lavora a percentuale”. Dicono che Barbara Vitti, leader nel settore moda, fattura un miliardo l’anno. E’ vero signora Vitti? “Posso costare un miliardo, ma non lo intasco tutto perché il contratto include anche le mie spese, che sono tante”. E se potesse scegliere dopo Valentino un personaggio a cui curare l’immagine, chi sceglierebbe? “Il Papa, perché ne ha tanto bisogno. Non vede a quanti viaggi è costretto per trovare fedeli in giro per il mondo? Basterebbe aver un buon ufficio di ‘pierre’ e il successo sarebbe garantito. Con minore sforzo per lui. Lo giuro”.

di Giuseppe Di Piazza

 

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